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I Santi e le Reliquie
La controversa storia della Dioecesis Nullius di Rutigliano, governata da un Arciprete con Mitra e Bacolo, con poteri "quasivescovili" consente un elenco solo parziale di coloro che hanno retto la stessa Diocesi nei secoli passati, al momento si hanno notizie di:
I Santi: Santa Eleutera
di nomina regia con prerogative quasivescovili
il 30 settembre 1840 vengono spesi oltre 70 ducati per "Santa Eleutera, della quale il Sacro Corpo donato dal Pontefice a questo Real Capitolo si venera nella Real Chiesa di Rutigliano"; in quell'anno era papa il bellunese Gregorio XVI (Bartolomeo Alberto Cappellari), eletto Papa nel 1831, già Cardinale di S. Callisto e prefetto di Propaganda Fide (1826).
il percorso fu:
da Roma a Napoli per interessamento di un certo Sig. Giannelli
da Napoli stette alla "casa di Basile" a Bari giunse in Arcivescovado e di là alla chiesa della Vallese (credo l'odierna Vallisa), si cita anche una bottiglia con il sangue della Santa
la Santa venne accolta in paese con i "bandisti di Acquaviva" e lo sparo di "100 mortaletti".
il corpo dovrebbe essere arrivato qualche giorno prima se nel registro dei battezzati ad alcune bambine viene imposto tale nome fra il 26 ed il 28 di settembre di quell'anno 1840.
In seguito tale nome, comunque raro viene imposto fra la fine di aprile e l'inizio di maggio, ovvero intorno alla sua festa del 5 maggio.
In quel momento la sede Arcipretale risulta Vacante (1827/44), Vescovo di Conversano era Giovanni De Simone (1826-1847) che la mantenne in quello stato per ben 17 anni.
da una ricognizione successiva apprendiamo che il Card. Gennari (già Vesc. Conversano 1881-97) riportava essere le reliquie del "Corpus Sanctae Eleuterae Martyris nom. proprii cum vasae sanguinis inventum in coemeterio Callisti sub die 5 maij 1821"
In nessun repertorio di santi è riportata questa santa.
riteniamo che possa trattarsi, appunto, di un "corpo santo" ovvero una di quelle reliquie ossee dei primi tre secoli che, provenienti dalle catacombe romane, furono traslate nell'Urbe, in un periodo comprese tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.
Ovviamente non tutte le sepolture erano di "martiri", ma solo quelle in cui venivano ritrovate alcune simbologie come la palma, la scritta B.M. ("Beato Martire"), e poi nell'interno un balsamario con "il sangue". Spesso la lapide riportava il nome del "martire", in caso contrario dopo l'estrazione veniva attributo un nome; nel nostro caso il nome era indicato.
La valenza simbolica del "corpo santo" è molto forte, è un cristiano della Chiesa dei primi secoli (spesso dell'Urbe e quindi in comunione con la Santa Sede), un testimone verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.
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di una Santa Eleuteria, e delle sue reliquie, si parla nel volume "Storia della repubblica di Venezia: Traduzione dal francese, con..." di P. Daru, 1832 in cui narrando dell'assedio a Costantinopoli (1203/4) si menziona, a pag. 286. come "Galone di Sarton, canonico di San Martino di Pequigny, nel saccheggio s'era da prima impossessato della testa di san Cristoforo, del braccio di santa Eleuteria e di varie altre reliquie. Passeggiando in un vecchio palazzo in rovine s'ac«corse di una finestra turata con fieno, e sospettando colà esservi reliquie, trovò in fatti due vasi di cui l'uno conteneva il dito e l'altro il braccio di San Giorgio, ma temendo sorpresa, riposeli....
ma è ormai chiaro che trattasi di una santa diversa anch'essa assente dai repertori ufficiali.